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Dal 21 al 27 Marzo
di quest'anno si è svolto lo stage linguistico a
Parigi per le classi 4 C e 4 E, accompagnate
dalla professoressa di francese Ceccarani, che
ha curato l'intera organizzazione, e dalle
professoresse Imparato e Taddei.
Lo stage
linguistico non è una gita scolastica. Spesso si
fa confusione tra queste due esperienze liceali
che invece non sono affatto la stessa cosa. Lo
stage è una vera e propria vacanza-studio,
ovvero un soggiorno in una città straniera
durante il quale i ragazzi frequentano un corso
intensivo di lingua in una scuola riconosciuta,
che si impegna a rilasciare il relativo
attestato di frequentazione. Le giornate si
dividono quindi tra la scuola e la parte più
“turistica”, ovvero la visita della città.
La professoressa
Ceccarani, che da diversi anni si rende
disponibile ad organizzare lo stage e
accompagnarvi gli studenti, si è detta molto
contenta della riuscita del viaggio di
quest'anno.
D'altro canto i
ragazzi, che già da prima avevano espresso
grande euforia per l'imminente partenza, sono
stati all'unanimità molto soddisfatti ed
appagati.
Il tempo, la
grande incognita, è stato abbastanza clemente ed
è stato possibile godersi la Ville Lumière sotto
il sole e senza estenuanti scrosci di pioggia,
che ha fatto capolino solo un paio di volte
durante la settimana.
La partenza in
pullman per l'aeroporto di Pisa è avvenuta come
previsto il sabato pomeriggio dalla stazione S.
M. Novella.
Una volta arrivati
a Parigi è avvenuta la sistemazione nelle
famiglie.
Gli alloggi erano
tutti nella stessa zona, situata nella parte
nord- est della città, ed i ragazzi facevano
riferimento alla stessa fermata della
metropolitana ( l'ormai famosa “Hoche”, dai
ragazzi ancora rammentata con simpatia),
vantaggio per niente indifferente ragionando in
termini pratici.
All'arrivo le
famiglie sono venute a prenderci al punto di
ritrovo e ci hanno accompagnato a casa.
Siamo subito
venuti a contatto con spazi domestici molto più
ridotti di quelli a cui siamo abituati, ma non
ci sono stati particolari disagi. “Paese che
vai, usanza che trovi”: case piccole e spazi
angusti rientrano nell'abito mentale dei
francesi, quindi anche questo, se vogliamo, è un
lato della cultura francese che abbiamo toccato
con mano. Eravamo divisi a gruppi di mediamente
tre persone, ed il fatto di far pratica col
francese e la terminologia di uso più comune in
casa, aspetto utilissimo per la conoscenza della
lingua, era bilanciato dal poter scambiare due
parole con i propri amici, così da non sentirsi
troppo “sperduti” come stando in casa da soli.
Il primo giorno è
stato uno dei più intensi quanto a visita della
città: unico giorno interamente dedicato a
questa, non essendoci scuola.
La mattina ci
siamo subito confrontati con uno degli aspetti
più caratteristici della nostra “vit che aidiana
parigina”: il trasporto. Ci siamo sempre
spostati in metropolitana, in modo piuttosto
autonomo. Nonostante il fatto che in fondo,
avendo gli stessi orari e usufruendo della
stessa linea della metropolitana, si finisse
sempre per incontrare i prof durante il tragitto
e che i ragazzi si organizzassero per prendere
la metro tutti insieme, quest'autonomia è stata
qualcosa di molto positivo perché, forse per la
prima volta in un'uscita scolastica, non siamo
stati più “sotto l'ala” del professore ma siamo
stati indipendenti nello spostarci in una grande
metropoli.
La prima mattina
c'è stata quindi la vista al Museo d'Orsay, che
ha riscosso grande successo soprattutto grazie
all'approfondito lavoro che era stato fatto in
classe sulle opere ed i pittori che avremmo
visto al museo (come si è fatto del resto per il
museo del Centre Pompidou e parzialmente per il
Louvre). Infatti ciò che ha tenuto viva
l'attenzione dei ragazzi è stata la curiosità di
vedere dal vero ciò che si era studiato sui
banchi di scuola. La visita, (come le visite di
tutti i musei e chiese) si è svolta nella più
totale autonomia ma con precisi e rigorosi orari
e luoghi di ritrovo. Proprio l'autonomia è stata
la carta vincente della riuscita di questo
viaggio: c'era sempre un giusto compromesso tra
libertà individuale, per lasciare a ognuno la
possibilità di sfruttare il tempo per
concentrarsi su ciò che più lo interessava (che
fosse lo shopping, le opere d'arte, o qualche
sua particolare curiosità), e l'organizzazione
delle giornate. Altro punto a favore è stato
proprio il lungo e approfondito lavoro fatto a
scuola in preparazione al viaggio: gli studenti
avevano piena coscienza del posto che andavano a
visitare. Si sono spese intere lezioni
nell'approfondire ogni aspetto di quel che
sarebbe stato il soggiorno a Parigi, così da
poter cogliere a pieno e far tesoro di tutte le
sfaccettature che quest'esperienza aveva da
offrirci.
Lo stage è
impegnativo sia in termini di spesa, ha infatti
un costo non indifferente, che di energie e
organizzazione. Non sarebbe quindi giusto, per
quanto anche il divertimento e la spensieratezza
siano fondamentali, che gli studenti si
trovassero ad affrontarlo con troppa leggerezza
e senza un'adeguata base; per questo è stato
fatto un serio approfondimento sulla storia
della città, usi e costumi francesi, l'aspetto
artistico e storico di ciò che avremmo visto, lo
studio della cartina, la divisione in quartieri
e dipartimenti della città, le linee
metropolitane (per un fine più pratico) e
persino, come già detto, sulle singole opere
d'arte che avremmo visto.
Dopo il pranzo al
quartiere Latino, luogo affascinante ed immerso
in quella sua atmosfera filosofica, anche a
contatto con la modernità che oggi ospita, il
pomeriggio della domenica è stato dedicato alla
visita di Notre Dame, altra meta molto attesa.
Da non dimenticare che tutti gli spostamenti da
una tappa all'altra (quelli che non avvenivano
in metropolitana) erano parte integrante della
visita, perché si trattava di passeggiate nel
cuore di Parigi, dove da qualunque parte ti
voltassi c'era da rimanere meravigliati. La
sera è stato davvero piacevole, quasi poetico,
nella Parigi notturna illuminata, il giro in
battello sulla Senna, che dava bene l'idea di un
privilegiato punto d'osservazione da cui passare
in rassegna quel che avremmo visto nei giorni
seguenti.
Lunedì primo
giorno di scuola, in rue Bergère, nei dintorni
del Boulevard Haussmann, altro tragitto che
sarebbe diventata una consuetudine.
A scuola si è
lavorato in un'atmosfera fresca e informale, con
insegnanti giovani ma molto competenti.
Nell'apprendimento, si fonde la pratica della
lingua con lo studio di usi e costumi del posto
in modo stimolante e divertente attraverso
schede, questionari ecc.
Siamo stati divisi
in tre gruppi in base alle lievi differenze di
livello di conoscenza della lingua.
La mattina quindi
dalle 9 alle 12 e 30, con una pausa di mezz'ora,
si frequentava la scuola. Appena usciti ci
ritrovavamo con le professoresse ed era già ora
di pranzo. E' capitato di mangiare sia nei
dintorni della scuola che nel posto stesso da
visitare nel pomeriggio, a seconda di ciò che
prevedeva il programma. Il pranzo era a
discrezione di ognuno e poteva essere più o meno
fugace, da un panino preso per strada a sedersi
in un vero e proprio ristorante. Nel pomeriggio
quindi abbiamo visitato la Défense, moderno
quartiere industriale dall'aspetto quasi
futuristico, che è stata una vera e propria
rivelazione. Nella seconda parte del pomeriggio
ecco la tappa forse più attesa: la salita in
cima alla Tour Eiffel. Non c'è bisogno di
sottolineare la spettacolarità del panorama. La
cena era sempre in famiglia ed era forse uno dei
momenti di maggiore dialogo con i padroni di
casa, dovendosi la mattina alzare molto di buon
ora e avendo poco tempo a disposizione. Quanto
al cibo, i palati più abitudinari si sono dovuti
un po' adattare ma per molti è stata un'ottima
occasione per gustare tipiche specialità
francesi. Il programma serale prevedeva infine
la passeggiata sugli Champs Elysées, purtroppo
rovinata dalla pioggia, anche se i ragazzi non
hanno disdegnato di rifugiarsi negli attraenti
negozi.
Il martedì, dopo
la mattinata a scuola, si è prospettato un
pomeriggio denso e faticoso, con la visita del
quartiere del Marais, Place de la Contrescarpe,
il Pantheon e gli incantevoli Jardins du
Luxembourg. Una parte degli studenti si è poi
recata con la professoressa Taddei ad uno
spettacolo teatrale riservato al Théatre de la
Huchette. La sera abbiamo assistito, dalla
piazza del Trocadero, allo spettacolo mozzafiato
della Tour Eiffel interamente illuminata a
intermittenza, cosa che avviene per soli cinque
minuti ogni ora.
Dopo l'euforico
impatto con lo shopping parigino, che ha
lasciato senza fiato molte ragazze di fronte
alle lussureggianti Galeries Lafayette, il
pomeriggio del quarto giorno è stato dedicato
all'impegnativa visita dell'imponente Louvre,
che ha impressionato per la sua sterminata
grandezza; la serata è stata la più libera
perchè i ragazzi hanno avuto modo di venire a
contatto con la vera vita parigina con un giro
nel movimentato quartiere Bastille. Il giorno
dopo invece abbiamo visitato il Museo d'Arte
Moderna nel Centre Pompidou, con tutti i vari
commenti del caso sulle opere d'arte, alcune
delle quali all'apparenza bizzarre per l'occhio
ignorante di molti di noi.
Un gruppo di
ragazzi si è inoltre recato volontariamente con
la professoressa Taddei al celebre cimitero di
Père Lachaise, sacrificando un po' del tempo
dedicato alle spese.
Venerdì, ultimo
giorno, c'è stata una piacevole e accattivante
variazione sul tema, infatti invece di recarsi a
scuola come tutte le mattine ci siamo ritrovati
con gli insegnanti a Montmartre, dove, divisi in
piccoli gruppi, ci è stato consegnato un quiz
riguardante particolari aspetti del quartiere di
Montmartre, che necessitava di girare
quest'ultimo per completarlo, aiutandosi
chiedendo indicazioni ai passanti. L'iniziativa
è davvero ben riuscita perché molto stimolante,
infatti, con anche un pizzico di spirito di
competizione, abbiamo vinto la fatica di salire
tutte quelle interminabili scalettine e buttarci
a capofitto alla scoperta delle più nascoste
curiosità del vivace, variopinto e pittoresco
quartiere di Montmartre. Ne è venuto fuori un
tour completo e divertente. Ci siamo infine
ritrovati alla chiesa del Sacre Coeur. Al pranzo
sul posto sono seguite un paio d'ore di febbrili
spese alla disperata ricerca del classico
”souvenir dell'ultimo minuto” per i tipici
negozietti turistici di Montmartre. Ed eccoci
tristemente arrivati alla partenza, dopo
commossi saluti alle famiglie e la seccatura del
rifare i bagagli, abbiamo preso il pullman che
ci avrebbe riportato all'aeroporto.
E' stata
un'esperienza indimenticabile; un viaggio
divertente ed istruttivo.
Giulia
Matteoni 4C
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