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Lezione 2
Il dopoguerra italiano è avvelenato, oltre che
dalla miseria, da una delusione collettiva che porta a comprendere
che, dopo tanti morti e tanta distruzione, l’aver vinto non
rappresenta un vantaggio. I contadini sono ancora senza terra , gli
operai sono ancora sfruttati, non tutti i commercianti sono riusciti a
speculare sulla rarefazione delle merci, solo alcuni settori
dell’industria (siderurgica, meccanica e chimica), hanno tratto
vantaggio dalla tragica sperimentazione bellica, mentre la
classe politica ufficiale e la stessa rinnovata ed eroica
gerarchia militare emersa dalle onde del Piave, non riescono ad
esibire lo stendardo di gloria che così dolorosamente ma anche
fortunosamente hanno pur conquistato.
C’è dunque spazio per la protesta, per quella
socialista (che la guerra non la voleva), per quella perbenista (che
invoca l’ordine e la disciplina con l’alibi di non essersi schierata),
per quella comunista (che dopo la rivoluzione bolscevica propone un
nuovo modello di organizzazione economico-sociale ), per quella
cattolica (che rivendica la legittimità di un autonomo spazio politico
per realizzare i valori etici della religione cristiana), per quella
liberale (che non è più disposta a smarrire l’ impegno laico
necessario per favorire l’indipendente affermazione dell’individuo).
Incontrato nel comunismo l’avversario più
robusto, il fascismo cerca di cavalcare le altre espressioni di
disagio proponendosi come orgogliosa forza rigeneratrice disposta a
rinfrancare chiunque si lamenti per un torto subito.
L’Inno ufficiale dei Fascisti apre quindi
la panoramica delle testimonianze musicali e delle varie fasi di
affermazione di questo regime. Io ti saluto,vado in Abissinia e
Sul lago Tana raccontano le imprese coloniali della nuova era
fascista e Faccetta nera rassicura la romana popolazione
littoria sul suo primato culturale, istituzionale e razziale.
Creola e Il Tango delle capinere
rappresentano il lusso sollecitato e quindi autorizzato dell’esotismo,
mentre Balocchi e profumi e Come pioveva mettono in
guardia rispetto ai drammi borghesi della quotidianità. La caccia
all’opposizione è spietata e nel clima di omologazione espressiva e di
retorica dominanti trovano spazio solo l’arte individuale e lo
strordinario senso dell’ironia di alcuni autori come De Angelis (Che
cos’è questa crisi) e Petrolini (Gastone).
Per gestire meglio il consenso la dittatura in
camicia nera aggiunge alle adunate e alla mistica di regime, qualcosa
di casalingo e di formidabile per l’immaginario collettivo: la
diffusione degli apparecchi radio ed una attenta programmazione dei
palinsesti . Perle musicali della neonata EIAR sono L’uccellino
della radio e Silenzioso Slow.
Ma le gambe indica invecequali possano
essere i livelli di trasgressione ammessi dalla virilità di stato che
peraltro ha idee molto chiare sui margini di azione e sui compiti
istituzionali affidati alle donne.
La guerra logora il regime e dal fronte arrivano
anche per l’Italia la note sconsolate di Lili Marlene.
La tragedia del conflitto mondiale non impedisce
al fascismo di esternare teorie razziste, di pertecipare alla
persecuzioe degli ebrei e di bollare come inammmissibili forme
espressive di altre culture. La persecuzione del Jazz impedisce alla
musica italiana un confronto oggi ritenuto irrinunciabile per uno
sviluppo creativo della canzone.
Take the A train testimonia che cosa ci
siamo persi in quel tempo di assurda censura e In cerca di te
dimostra come ci fosse anche da noi una possibilità di sintonia con le
sonorità proibite.
La fine della guerra per l’Italia non coincide
con l’armistizio dell’8 settembre 1943. Da allora fino alla caduta
del nazismo gli italiani dovranno subire la vendetta degli ex alleati
e l’isterica sopravvivenza della repubblica di Salò.
Tuttavia , quando il primo ottobre 1943 gli
alleati americani entrano a Napoli trovano una città già libera (le
quattro giornate) e ci piace ricordare la festa con Dove sta Zaza
, ma anche ricordare il sacrificio di questo magnifico popolo e
l’assurdo perdurare di una guerra già finita con la dolente melodia di
Monastero ‘e Santa Chiara. |