Le canzoni nella storia quotidiana degli italiani e in alcuni momenti decisivi della loro formazione politica

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LEZIONE 2
Cronologia Dal 1919 al 1942

DOPOGUERRA, FASCISMO E ANCORA GUERRA

(1915-1942)

  -          I canti nazionalisti e i canti degli squadristi
Dalla vittoria “mutilata” all’avvento del fascismo

-      La radio, intrattenimento e organizzazione del consenso
       Teoria e pratica  del regime

-          La musica negata: caccia al jazz e allo swing
L’autarchia economica e culturale

Lezione 2                                        

  Il dopoguerra italiano è avvelenato, oltre che dalla miseria, da una delusione collettiva  che porta a comprendere che, dopo tanti morti e tanta distruzione, l’aver vinto non  rappresenta un vantaggio.  I contadini sono ancora senza terra , gli operai sono ancora sfruttati, non tutti i commercianti sono riusciti a speculare sulla rarefazione delle merci, solo alcuni settori dell’industria (siderurgica, meccanica e chimica), hanno tratto vantaggio  dalla tragica sperimentazione bellica,  mentre la classe politica ufficiale e  la stessa  rinnovata ed eroica gerarchia militare emersa dalle onde del Piave, non riescono ad esibire lo stendardo di gloria  che così dolorosamente ma anche fortunosamente hanno pur conquistato.

 C’è dunque spazio per la protesta, per quella socialista (che la guerra non la voleva), per quella perbenista (che invoca l’ordine e la disciplina con l’alibi di non essersi schierata), per quella comunista (che dopo la rivoluzione bolscevica propone un nuovo modello di organizzazione economico-sociale ), per quella cattolica (che rivendica la legittimità di un autonomo spazio politico per realizzare i valori etici della religione cristiana), per quella liberale (che non è più disposta a smarrire l’ impegno laico necessario per  favorire l’indipendente affermazione dell’individuo).

Incontrato  nel comunismo l’avversario più  robusto,  il fascismo cerca di cavalcare le altre espressioni di disagio proponendosi come orgogliosa forza rigeneratrice disposta a rinfrancare chiunque si lamenti per un torto subito.

L’Inno ufficiale dei Fascisti apre quindi la panoramica delle testimonianze musicali e delle varie fasi di affermazione di questo regime. Io ti saluto,vado in Abissinia e Sul lago Tana raccontano le imprese coloniali della nuova era fascista e Faccetta nera rassicura la romana popolazione littoria sul suo primato culturale, istituzionale e razziale.

Creola e Il Tango delle capinere rappresentano il lusso sollecitato e quindi autorizzato dell’esotismo, mentre Balocchi e profumi e Come pioveva mettono in guardia rispetto ai drammi borghesi della quotidianità. La caccia all’opposizione è spietata e nel clima di omologazione espressiva e di retorica dominanti trovano spazio solo l’arte individuale e lo strordinario senso dell’ironia di alcuni autori come De Angelis (Che cos’è questa crisi) e Petrolini (Gastone).

Per gestire meglio il consenso la dittatura in camicia nera aggiunge alle adunate e alla mistica di regime, qualcosa di casalingo  e di formidabile per l’immaginario collettivo: la diffusione degli apparecchi radio ed una attenta programmazione dei palinsesti . Perle musicali della neonata EIAR sono L’uccellino della radio e Silenzioso Slow.

Ma le gambe indica invecequali possano essere i livelli di trasgressione ammessi dalla virilità di stato che peraltro ha idee molto chiare sui margini di azione e sui compiti istituzionali affidati alle donne.

La guerra logora il regime e dal fronte arrivano anche per l’Italia la note sconsolate di Lili Marlene.

La tragedia del conflitto mondiale non impedisce al fascismo di esternare teorie razziste, di pertecipare alla persecuzioe degli ebrei e di bollare come inammmissibili forme espressive di altre culture. La persecuzione del Jazz impedisce alla musica italiana un confronto oggi ritenuto irrinunciabile per uno sviluppo creativo della canzone.

Take the A train testimonia che cosa ci siamo persi in quel tempo di assurda censura e In cerca di te dimostra come ci fosse anche da noi una possibilità di sintonia con le sonorità proibite.

La fine della guerra per l’Italia non coincide con  l’armistizio dell’8 settembre 1943. Da allora fino alla caduta del nazismo gli italiani dovranno subire la vendetta degli ex alleati e l’isterica sopravvivenza della repubblica di Salò.

Tuttavia , quando il primo ottobre 1943 gli alleati americani entrano a Napoli trovano una città già libera (le quattro giornate) e ci piace ricordare la festa con Dove sta Zaza , ma anche ricordare il sacrificio di questo magnifico popolo e l’assurdo perdurare di una guerra già finita con la dolente melodia di Monastero ‘e Santa Chiara.