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Lezione 1
I brani musicali di questa lezione sono stati
scelti per rappresentare alcuni momenti significativi dei periodi e
dei temi elencati in questo indice e nella cronologia di riferimento.
In apertura Michelemmà introduce all’idea
di musica popolare e di canzone nel senso contemporaneo del termine.
‘E il primo esempio di musica integrata con un testo per
raccontare fatti di vita e sentimenti umani individuali e
collettivi.
Te voje bene assaje è invece il frutto
maturo di questa forma espressiva, cresciuto nella culla della cultura
popolare partenopea.
La bella la va al fosso sposta
l’attenzione sulle filastrocche del Nord per ricordare un altro modo
di contribuire alla forma della canzone.
Con Va Pensiero inizia il nostro percorso
storico e mostra l’avvicinamento del melodramma all’appropriazione
popolare di arie e di testi utilizzabili a fini di propaganda politica
con possibilità di sviluppare un forte senso di appartenenza di
gruppo. Il Risorgimento italiano userà per i suoi obiettivi
rivoluzionari anche la marcia (Addio mia bella addio) e
l’ironia (La bela Gigogì). Un malinconico canto (La morte
di Anita) ricorda il sacrificio e l’eroismo dei protagonisti di
questa epopea.
Raggiunta una prima unificazione e trovata in
seguito la capitale a Roma per gli italiani sorgono nuovi problemi. Il
brigantaggio, la difficoltà di fondere le diverse culture regionali,
la reazione del Papa allo stato laico, la scarsa preparazione politico
–economica della classe dirigente. I suoni dei diversi dialetti
,tratti da Ci ragiono e canto
Fanno da sfondo ad una fase confusa ,attraversata
da sentimenti contrastanti , difficoltà economiche, trasformismo
Politico, fino a sfociare nella crisi
istituzionale di fine secolo drammaticamente rappresentata da Il
feroce monarchico Bava.
Il canto dei malfattori apre la fase dello
sviluppo delle organizzazioni politiche di massa che prosegue con un
altro canto anarchico Inno dei pezzenti e con
L’internazionale per delineare l’intero quadro dei movimenti
socialisti.
La ripresa giolittiana del Novecento porta una
relativa tregua nelle tensioni sociali e c’è tempo per i salotti e
per i caffè (L’alba separa dalla luce l’ombra ,Vipera e
Scettico Blue ) ma anche per ricordare l’irrisolta divisione
tra Sud e Nord e il perdurare dell’emigrazione (Mamma mia dammi
cento lire).
All’improvviso scoppia la guerra e la retorica
degli interventisti non le impedisce certo di mostrare il suo volto
orrendo:
le trincee, le bombe, i morti in battaglia (Venti
giorni sull’Ortigara) e la disperazione delle donne e delle altre
vittime civili lontano dal fronte (E anche al mi marito).
Quando, in seguito alla sconfitta di Caporetto,
la tragedia finale sembra inevitabile il potere politico e l’esercito
si riorganizzano e il successo militare (La leggenda del Piave)
portano alla fine della guerra e al compimento dell’unità nazionale
con la liberazione di Trento e di Trieste.
Alla fine il vero eroe di questa immensa guerra
per come è stata vista dalla nostra parte, può essere considerato il
popolo italiano con il suo sacrificio, con la sua volontà di
sopravvivenza e con la sua incredibile carica di umanità (O surdato
‘nnammurato). |