Le canzoni nella storia quotidiana degli italiani e in alcuni momenti decisivi della loro formazione politica

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LEZIONE 1
Cronologia   Dal 1848 al 1918

VERSO L’UNITA’  D’ITALIA 

(1820 – 1870)

 Il melodramma e le arie di VerdiLafasecospirativa                         

- La canzone patriottica
Le guerre d’indipendenza

- La canzone dialettale
Nord e Sud d’Italia

-Le filastrocche e altro
La musica popolare non  targata dai grandi  avvenimenti

DALLA CRISI ALLA  BELLE EPOQUE  (1871- 1914)

I canti di protesta del lavoro

La crisi produttiva degli anni Settanta I canti anarchici Un progetto politico contro lo sfruttamento e contro l’ingiustizia .. delle istituzioni Gli inni politici del nazionalismo, del nuovo colonialismo, delle forze politiche organizzate, del socialismo Musica e spettacolo nel cinema, nel teatro, nei caffè, nelle sale da ballo.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE 

(1914-1918)

  -  I canti di propaganda: militarismo, interventismo, non interventismo
  -  Canti e cori militari La trincea e la guerra guerreggiata

  -   La musica delle donne
Il fronte lontano dal fronte

 

 

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Lezione 1                                         

I brani musicali di questa lezione sono stati scelti per rappresentare alcuni momenti significativi  dei periodi e dei temi  elencati in questo indice e nella cronologia di riferimento.

In apertura  Michelemmà introduce all’idea di musica popolare e di canzone nel senso contemporaneo del termine. ‘E il primo esempio  di musica integrata con un testo per raccontare fatti di vita e sentimenti  umani individuali  e collettivi.

Te voje bene assaje è invece il frutto maturo di questa forma espressiva, cresciuto nella culla della cultura popolare partenopea. 

La bella la va al fosso sposta l’attenzione sulle filastrocche del Nord per ricordare un altro modo di contribuire alla forma della canzone.

Con Va Pensiero inizia il nostro percorso storico e mostra l’avvicinamento del melodramma all’appropriazione popolare di arie e di testi utilizzabili a fini di propaganda politica con possibilità di sviluppare un forte senso di appartenenza di gruppo. Il Risorgimento italiano userà per i suoi obiettivi rivoluzionari anche la marcia (Addio mia bella addio) e l’ironia (La bela Gigogì). Un malinconico canto (La morte di  Anita) ricorda il sacrificio e l’eroismo dei protagonisti di questa epopea.

Raggiunta una prima unificazione e trovata in seguito la capitale a Roma per gli italiani sorgono nuovi problemi. Il brigantaggio, la difficoltà di fondere le diverse culture regionali, la reazione del Papa allo stato laico, la scarsa preparazione politico –economica della classe dirigente. I suoni dei diversi dialetti ,tratti da Ci ragiono e canto

Fanno da sfondo ad una fase confusa ,attraversata da sentimenti contrastanti , difficoltà economiche, trasformismo

Politico, fino a  sfociare  nella crisi istituzionale di fine secolo drammaticamente rappresentata da Il feroce monarchico Bava.

Il canto dei malfattori apre la fase dello sviluppo delle organizzazioni politiche di massa che prosegue con un altro canto anarchico Inno dei pezzenti e con L’internazionale per delineare l’intero quadro dei  movimenti socialisti.

La ripresa  giolittiana del  Novecento porta una relativa tregua nelle tensioni sociali e c’è tempo per  i salotti e per i caffè (L’alba separa dalla luce l’ombra ,Vipera e Scettico Blue ) ma anche per ricordare l’irrisolta divisione tra Sud e Nord e il perdurare dell’emigrazione (Mamma mia dammi cento lire).

All’improvviso scoppia la guerra e la retorica degli interventisti non le impedisce certo di mostrare il suo volto orrendo:

le trincee, le bombe, i morti in battaglia (Venti giorni sull’Ortigara) e la disperazione delle donne e delle altre vittime civili lontano dal fronte (E anche al mi marito).

Quando, in seguito alla sconfitta di Caporetto, la tragedia finale sembra inevitabile il potere politico e l’esercito si riorganizzano e il successo militare (La leggenda del Piave) portano alla fine della guerra  e al compimento dell’unità nazionale con la liberazione di Trento e di Trieste.

Alla fine il vero eroe di questa immensa guerra per come è stata vista dalla nostra parte, può essere considerato il popolo italiano con il suo sacrificio, con la sua volontà di sopravvivenza e con la sua incredibile carica di umanità (O surdato ‘nnammurato).