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Martina Ranfagni

 

Piazza della Repubblica
 

 

L´aspetto odierno della piazza, dovuto agli interventi urbanistici compiuti a seguito della proclamazione di Firenze capitale d´Italia (1865-70), ha origine dalle rovine dell´antico centro storico comprendente il Mercato Vecchio ed il Ghetto, patrimonio di notevole bellezza di cui ancora rimane nostalgia.

La ricostruzione ottocentesca si svolse in un arco di sette anni

Dopo questa trasformazione, Piazza della Repubblica divenne il "salotto buono" della città; grandi palazzi vi si affacciavano con raffinati negozi scintillanti di luci ed eleganti caffè, luoghi d´incontro di una particolare clientela di letterati ed artisti di gran fama.

Adesso la piazza è il centro mondano e borghese fiorentino.

Unica testimonianza di quella parte di città cancellata per sempre dall´intervento di "risanamento" ottocentesco è un elemento di decoro urbano la cui origine si perde nella notte dei tempi: la Colonna della Dovizia o dell´Abbondanza.

Essa fu eretta all´ incrocio del Cardo con il Decumano della città Romana ed è da sempre considerata l´ombelico della città. Ancor oggi si avverte quest´antica corrispondenza tra le strade attuali e quelle, disposte a croce, della Florentia romana. Il Cardo coincide con via Roma, via Calimala e Por Santa Maria, mentre il Decumano con il Corso, via degli Speziali e via degli Strozzi.

La Colonna, da dove dipartono i nostri itinerari, fu eretta nel 1431 e venne sormontata da una statua in pietra serena rappresentante la Dovizia, opera di Donatello.

Sul fusto di granito furono fissati due ferri: uno, in alto per reggere una piccola campana che veniva suonata per indicare l´ora di apertura e chiusura dell´attività del mercato; l´altro in basso dove fu piombata una campanella con collare, utilizzata per esporre alla "gogna" i commercianti disonesti.

Il 20 ottobre 1721 la statua del Donatello, "guasta dal sole e dal ghiaccio", precipitò in terra frantumandosi; fu però sostituita nell´anno successivo con un´altra simile, opera di Giovan Battista.

 

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