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DOCUMENTO  DEL COLLEGIO  DEI DOCENTI  DEL 15.05.2006

LICEO
SCIENTIFICO
“P.GOBETTI”
BAGNO A RIPOLI (FI)

Inoltriamo questo documento nella fase di programmazione dell'attività didattica e organizzativa delle scuole italiane.
Come si noterà più che rivendicare qualcosa di definito si chiede un diverso "atteggiamento" da parte degli "organi competenti" e dell'opinione pubblica in generale a proposito della "questione scuola".
  L'argomento qui sollevato riguarda i viaggi di istruzione che si svolgeranno in primavera ma che vengono progettati ora. Si tratta di uno spunto per una considerazione sulle problematiche organizzative della scuola e sugli umori della categoria in attesa, ancora una volta, di tempi migliori.

    Prof. Andrea Zanfei 

    Collegio Docenti
Liceo Gobetti

Da tempo il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico “P. Gobetti”, affrontando i  compiti di programmazione collettiva che sono propri di questo organismo, si trova a dover constatare la persistenza di forti limitazioni del proprio operato che, dopo varie occasioni di discussione, sono state ricondotte ad errate impostazioni legislative ed all’insufficiente efficacia dell’azione contrattuale svolta dalle associazioni sindacali.

Molti sono gli spunti che hanno portato ad individuare queste carenze e, alla fine, nell’ultimo incontro del 15 maggio u.s., è stata presa la decisione di esemplificare ed evidenziare alcuni casi di difficile o impraticabile azione propositiva. Sono forme di disagio che si verificano quando ci si trova di fronte a problemi che il legislatore e i suoi interlocutori (uffici ministeriali, ARAN, esperti e sindacati) in sede tecnica avrebbero dovuto risolvere a monte.

Sono emersi con evidenza il problema del pagamento dei supplenti temporanei: il fatto che vengano pagati con il “fondo cassa” viene presentato come un esempio di autonomia della scuola, ma di fatto, riduce la possibilità di investimento della stessa (…se nessuno si ammala ci saranno più soldi!) e non è con queste premesse che si progetta liberamente l’azione culturale e territoriale di una scuola. L’altro esempio, in merito alla questione della continuità didattica, riguarda l’orario di servizio: un’affrettata “riforma” ha portato quasi tutte le cattedre ad un medesimo numero di ore di lezione frontale senza tentare in parallelo di riorganizzare il rapporto tra ciascun insegnante e il numero di classi in cui presta servizio. Si sono formate in questo modo sezioni con due insegnanti sulla medesima cattedra che si alternano di anno in anno (in III  un insegnante di Storia e Filosofia, in IV uno per Storia e uno per Filosofia e in V … si vedrà! E così per Matematica e Fisica ecc.). Ma non basta, la nuova situazione produce una forte riduzione delle ore a disposizione per la sostituzione di colleghi assenti per periodi brevi (un giorno o pochi giorni) ma il legislatore dispone in teoria, l’ipotesi di sostituzione fino a 15 giorni prima di poter nominare un “costoso” supplente a carico del salvadanaio della scuola! E’ evidente che non si sa o non si vuole tener conto della specificità del lavoro dell’insegnante che, sia negli orari che nelle mansioni, non può essere descritto e interpretato come molti altri impiegati dello stato con ruoli, tempi e produttività, stabiliti in modo rigoroso e definitivo. Un magistrato, ad esempio, organizza (con fatica date le carenze strutturali dei tribunali) il proprio tempo in base alle necessità istruttorie, dibattimentali, di perizia, ecc., mentre il cancelliere ha un orario preciso e delle mansioni precise. E’ proprio da questa inadeguatezza di comprensione della specificità di una professione come quella dell’insegnante che nasce l’ultimo provvedimento del quale intendiamo parlare e dal quale abbiamo preso lo spunto per questo documento-lettera aperta che ci auguriamo abbia una diffusione sia mirata (CSA, ministero, sindacati, altre scuole…) che pubblica (studenti, genitori e stampa). Si tratta dell’intervento sulle indennità di trasferta, rivolto probabilmente ad altre categorie del pubblico impiego; forse in qualche settore qualcuno è abile nel trarre vantaggio economico personale dalle trasferte per motivi di lavoro. La disposizione taglia i fondi e nel nostro caso colpisce i viaggi di istruzione in Italia. Gli insegnanti da anni protestano per la questione della responsabilità personale dell’incolumità degli studenti in gita e in risposta, come ulteriore “incentivo” alle attività culturali integrative (il viaggio di istruzione consente approfondimenti, socializzazione, intuizioni metodologiche, suggerimenti didattici ecc.), viene eliminata la diaria prevista (ben 8 Euro !!!).

Per attirare l’attenzione su questo e altri “difetti” di impostazione che interferiscono con lo svolgimento delle attività degli insegnanti e dei loro organismi di gestione didattica, è stata pertanto proposta una sospensione della progettazione dei viaggi di istruzione e la stesura di questo documento.

Come detto i destinatari sono invitati a tener conto del fatto che non si tratta di una forma di lotta sindacale, bensì della denuncia della inadeguatezza dell’impostazione della politica e della forma organizzativa offerta alla scuola in questo momento.

Il Collegio è convinto che agenzie turistiche, albergatori, ristoratori, ed altri operatori che traggono vantaggio dai viaggi di istruzione potranno essere i primi a mostrare “sensibilità” ai problemi descritti, ma è chiaramente visibile che spetta ad altri l’assunzione di responsabilità e la necessaria iniziativa.

                                                                        Il Collegio Docenti