DOCUMENTO
DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL 15.05.2006
LICEO
SCIENTIFICO
“P.GOBETTI”
BAGNO A RIPOLI (FI)
Inoltriamo questo documento nella fase di
programmazione dell'attività didattica e
organizzativa delle scuole italiane.
Come si noterà più che rivendicare qualcosa di
definito si chiede un diverso "atteggiamento" da
parte degli "organi competenti" e dell'opinione
pubblica in generale a proposito della "questione
scuola".
L'argomento qui sollevato riguarda i viaggi di
istruzione che si svolgeranno in primavera ma che
vengono progettati ora. Si tratta di uno spunto per
una considerazione sulle problematiche organizzative
della scuola e sugli umori della categoria in
attesa, ancora una volta, di tempi migliori.
Collegio Docenti
Liceo Gobetti
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Da tempo il Collegio
dei docenti del Liceo Scientifico “P. Gobetti”,
affrontando i compiti di programmazione collettiva che
sono propri di questo organismo, si trova a dover
constatare la persistenza di forti limitazioni del
proprio operato che, dopo varie occasioni di
discussione, sono state ricondotte ad errate
impostazioni legislative ed all’insufficiente efficacia
dell’azione contrattuale svolta dalle associazioni
sindacali.
Molti sono gli spunti che
hanno portato ad individuare queste carenze e, alla
fine, nell’ultimo incontro del 15 maggio u.s., è stata
presa la decisione di esemplificare ed evidenziare
alcuni casi di difficile o impraticabile azione
propositiva. Sono forme di disagio che si verificano
quando ci si trova di fronte a problemi che il
legislatore e i suoi interlocutori (uffici ministeriali,
ARAN, esperti e sindacati) in sede tecnica avrebbero
dovuto risolvere a monte.
Sono emersi con evidenza
il problema del pagamento dei supplenti temporanei:
il fatto che vengano pagati con il “fondo cassa” viene
presentato come un esempio di autonomia della scuola, ma
di fatto, riduce la possibilità di investimento della
stessa (…se nessuno si ammala ci saranno più soldi!) e
non è con queste premesse che si progetta liberamente
l’azione culturale e territoriale di una scuola. L’altro
esempio, in merito alla questione della continuità
didattica, riguarda l’orario di servizio:
un’affrettata “riforma” ha portato quasi tutte le
cattedre ad un medesimo numero di ore di lezione
frontale senza tentare in parallelo di riorganizzare il
rapporto tra ciascun insegnante e il numero di classi in
cui presta servizio. Si sono formate in questo modo
sezioni con due insegnanti sulla medesima cattedra che
si alternano di anno in anno (in III un insegnante di
Storia e Filosofia, in IV uno per Storia e uno per
Filosofia e in V … si vedrà! E così per Matematica e
Fisica ecc.). Ma non basta, la nuova situazione produce
una forte riduzione delle ore a disposizione per la
sostituzione di colleghi assenti per periodi brevi (un
giorno o pochi giorni) ma il legislatore dispone in
teoria, l’ipotesi di sostituzione fino a 15 giorni prima
di poter nominare un “costoso” supplente a carico del
salvadanaio della scuola! E’ evidente che non si sa o
non si vuole tener conto della specificità del lavoro
dell’insegnante che, sia negli orari che nelle mansioni,
non può essere descritto e interpretato come molti altri
impiegati dello stato con ruoli, tempi e produttività,
stabiliti in modo rigoroso e definitivo. Un magistrato,
ad esempio, organizza (con fatica date le carenze
strutturali dei tribunali) il proprio tempo in base alle
necessità istruttorie, dibattimentali, di perizia, ecc.,
mentre il cancelliere ha un orario preciso e delle
mansioni precise. E’ proprio da questa inadeguatezza di
comprensione della specificità di una professione come
quella dell’insegnante che nasce l’ultimo provvedimento
del quale intendiamo parlare e dal quale abbiamo preso
lo spunto per questo documento-lettera aperta che ci
auguriamo abbia una diffusione sia mirata (CSA,
ministero, sindacati, altre scuole…) che pubblica
(studenti, genitori e stampa). Si tratta dell’intervento
sulle indennità di trasferta, rivolto
probabilmente ad altre categorie del pubblico impiego;
forse in qualche settore qualcuno è abile nel trarre
vantaggio economico personale dalle trasferte per motivi
di lavoro. La disposizione taglia i fondi e nel nostro
caso colpisce i viaggi di istruzione in Italia.
Gli insegnanti da anni protestano per la questione della
responsabilità personale dell’incolumità degli studenti
in gita e in risposta, come ulteriore “incentivo” alle
attività culturali integrative (il viaggio di istruzione
consente approfondimenti, socializzazione, intuizioni
metodologiche, suggerimenti didattici ecc.), viene
eliminata la diaria prevista (ben 8 Euro !!!).
Per attirare l’attenzione
su questo e altri “difetti” di impostazione che
interferiscono con lo svolgimento delle attività degli
insegnanti e dei loro organismi di gestione didattica, è
stata pertanto proposta una sospensione della
progettazione dei viaggi di istruzione e la stesura di
questo documento.
Come detto i destinatari
sono invitati a tener conto del fatto che non si tratta
di una forma di lotta sindacale, bensì della denuncia
della inadeguatezza dell’impostazione della politica e
della forma organizzativa offerta alla scuola in questo
momento.
Il Collegio è convinto che
agenzie turistiche, albergatori, ristoratori, ed altri
operatori che traggono vantaggio dai viaggi di
istruzione potranno essere i primi a mostrare
“sensibilità” ai problemi descritti, ma è chiaramente
visibile che spetta ad altri l’assunzione di
responsabilità e la necessaria iniziativa.
Il Collegio
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